Progetti
selezionati.
Monte San Giusto affida alle nuove generazioni un atto concreto di cura: la demolizione degli edifici scolastici esistenti — strutturalmente inadeguati e ad elevata vulnerabilità sismica — e la costruzione di un intero nuovo polo scolastico capace di rispondere con qualità alle esigenze educative del presente e del futuro. L'intervento riguarda l'Istituto Comprensivo "Lorenzo Lotto" nella sua interezza e si articola in tre edifici distinti ma concepiti come sistema unitario: la scuola primaria "Falcone e Borsellino", la scuola secondaria di primo grado "L. Lotto" e la palestra, condivisa tra i due istituti e aperta al territorio.
Il progetto nasce da un'ordinanza del Commissario straordinario per la ricostruzione Giovanni Legnini (Ord. n. 31 del 31 dicembre 2021), che ha esteso le tutele del programma post-sisma 2016 — coordinato da Invitalia con il supporto della Regione Marche — anche a comuni marchigiani non compresi nel cratere ufficiale ma con edifici pubblici di accertata pericolosità. Un riconoscimento che ha trasformato un'esigenza di sicurezza in un'opportunità di rigenerazione urbana e qualità architettonica. I due progetti definitivi sono stati approvati con parere favorevole in Conferenza dei Servizi speciale nel maggio 2025. Sindaco: Dott. Andrea Gentili — RUP: Ing. Roberto Defelici.
La scelta progettuale muove dalla convinzione che una scuola non sia soltanto un contenitore di aule, ma un luogo che forma — attraverso la qualità degli spazi, la luce, il rapporto con il paesaggio — la sensibilità e il senso civico di chi lo abita ogni giorno. I tre edifici sono progettati secondo i più aggiornati standard di sicurezza strutturale antisismica (NTC 2018), efficienza energetica e comfort ambientale, con attenzione alla flessibilità d'uso degli spazi didattici, all'accessibilità universale e alla qualità degli ambienti collettivi. La palestra — concepita come infrastruttura sportiva aperta anche alla comunità — costituisce il terzo elemento del polo e ne rafforza la vocazione pubblica.
Il Raggruppamento Temporaneo è guidato da CONSULTEC soc. coop. (Ancona), capogruppo, con coordinamento di progetto affidato all'Ing. Omero Bassotti (PM/SIC). I mandanti: SERPILLI srl (IE/IM/PI — Ing. Gianluca Serpilli, Ing. Fabio Serpilli), XALER ENGINEERING srl, DE VENUTO & ASSOCIATI (TAM — Ing. Giuseppe De Venuto), Arch. Fabrizio Natalini (AR), Studio Torre Group — Arch. Angelo Torre (AR), Arch. Sergio Pasquinelli (AR/SIC), Ing. Gabriele Tittarelli (ST). Completano il gruppo: Ing. Leonardo Gatti (ST), Arch. Franco Luminari (AR), Geol. Marco Lancioni (GEO), Dott. Luca Mercadante (BV), Ing. Andrea Romano (TAM).
Quadro economico complessivo del polo:
Scuola secondaria + Palestra — lavori € 6.156.789,84 · totale (A+B) € 8.246.826,41 · CUP B71B21006890001
Scuola primaria — totale (A+B) € 8.605.225,15 · CUP: —
Investimento totale: € 16.852.051,56
L'ex Manifattura Tabacchi di Campi Salentina è uno dei complessi di archeologia industriale più significativi del Salento. Costruita nel 1925 e attiva sino ai primi anni Sessanta per la lavorazione del tabacco levantino "Xanti Yaca" — una varietà pregiata coltivata nelle campagne salentine — la manifattura è un organismo edilizio di grande valore testimoniale, tutelato ai sensi dell'art. 12 del D.Lgs. 42/2004: fabbricato principale di tre piani con struttura intelaiata in acciaio, murature perimetrali in conci lapidei e copertura a capriate lignee su facciate di oltre 63 metri di sviluppo, per una superficie complessiva di 2.922 mq e una volumetria di 9.590 mc. Nell'ex abitazione del custode, corpo minore del complesso, trascorse parte della propria infanzia Carmelo Bene — attore, regista, poeta e intellettuale, tra le figure più radicali e influenti del teatro e della cultura italiana del Novecento — conferendo al luogo una stratificazione biografica e simbolica che il progetto fa propria.
Il nome Oenovation — da oeno (vino, dal greco οἶνος) e innovation — è una dichiarazione di intenti: questo edificio che per decenni ha trasformato il raccolto della terra in prodotto lavorato torna a svolgere un'attività di ricerca e sperimentazione verso un prodotto della terra e della cultura dell'uomo, in modo non dissimile dalla sua funzione originaria. La nuova destinazione — finanziata con il Fondo Complementare al PNRR (PNC), DM 15/7/2021 "Ecosistemi per l'innovazione al Sud in contesti urbani marginalizzati" (CUP E29F22043930001) — è il Centro di Ricerca e Formazione per la Viticoltura e l'Enologia in Ambiente Mediterraneo, con l'ambizione di diventare un riferimento nazionale per la ricerca enologica mediterranea e un polo identitario per la promozione del vino salentino nel mondo.
Il programma funzionale è articolato e completo: cantina sperimentale (oltre 300 mq, vinificazione in tini da 2 ettolitri), enoteca e ristorante (60 coperti, aperta alla città), aule universitarie e 6 laboratori enologici, sala convegni da 150 posti, uffici, spazi di accoglienza e una Sala della Memoria dedicata a Carmelo Bene. All'esterno: serra sperimentale, area per colture di vite in vaso, percorso espositivo connesso all'enoteca. La posizione è strategica: a pochi passi dalla stazione delle Ferrovie Sud-Est, collegamento ferroviario tra Lecce e Brindisi.
Il progetto è realizzato in un sistema di partnership istituzionali e produttive di grande rilievo: Università del Salento, CNR — Consiglio Nazionale delle Ricerche, DAJS (Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino), GAL Terra d'Arneo, Assoenologi Puglia–Basilicata–Calabria, Consorzio Tutela Vini DOC Brindisi–Squinzano, Consorzio di Tutela Salice Salentino DOC, Consorzio di Tutela e Valorizzazione del Vino DOC Nardò e la Cantina Cooperativa Campiense di Campi Salentina, fondata nel 1960 — la cantina del territorio che più di ogni altra incarna il legame tra questo luogo e la vigna salentina.
Il progetto è condotto con rigore filologico nel rispetto dei principi di minimo intervento e distinguibilità: consolidamento strutturale degli elementi in acciaio, restauro delle facciate con ripristino della cromia storica "rosso pompeiano", nuova copertura coibentata con pannelli fotovoltaici integrati, infissi in metallo brunito e nuovi volumi in corten, integrazione degli impianti secondo le Linee di Indirizzo ministeriali per l'efficienza energetica nel patrimonio culturale. L'ex abitazione del custode — la casa dell'infanzia di Carmelo Bene — è destinata a spazio espositivo permanente sulla sua opera e sulla sua memoria.
Il team di progetto è di assoluto rilievo nazionale: la progettazione architettonica e il restauro sono affidati a Guicciardini & Magni Architetti Architetti Studio Associato (Firenze) e a Natalini Architetti (Arch. Fabrizio Natalini), con il coordinamento territoriale di Studio Torre Group — Arch. Angelo Torre (progettazione architettonica, Direttore dei Lavori, CSP/CSE), Ing. Francesco Torre (strutture e antincendio). Completano il gruppo: schar.ing (impianti), Geoprove S.r.l. (geotecnica), Studio Sound Service (acustica). Impresa esecutrice: Consorzio Stabile Costruendo S.r.l. — Puegnago sul Garda (BS). RUP: Arch. Riccardo Taurino.
Questo progetto nasce da un'idea semplice, ma profondamente radicata nel territorio. Nasce da ciò che potremmo definire il neo del luogo: un segno, una presenza silenziosa ma potente che caratterizza questo paesaggio e ne custodisce la memoria. A circa duecento metri dall'area di intervento esiste una voragine carsica — una di quelle manifestazioni profonde che raccontano, meglio di qualsiasi libro, la storia geologica della Puglia. Un vuoto che non è assenza, ma memoria. Un vuoto che parla, che conserva tracce, che chiede di essere ascoltato.
L'intento progettuale originario non era costruire un'architettura iconica fine a sé stessa, ma valorizzare un fenomeno naturale e trasformarlo in occasione di conoscenza. L'idea iniziale era un centro di osservazione e ricerca dedicato alle voragini carsiche, elementi diffusi e fortemente identitari del territorio pugliese. Da qui nasce il primo nucleo concettuale: rendere visibile l'invisibile, proiettare le viscere della terra. La prima idea della sala di proiezione prende forma come simulazione dell'interno di una grotta — uno spazio raccolto, introverso, in cui il visitatore si confronta con la profondità.
Poi, quasi naturalmente, avviene il passaggio: dalla profondità della terra all'immensità del cosmo. Perché chi studia il sottosuolo, prima o poi, alza lo sguardo. E il salto dalle grotte alle stelle è più breve di quanto sembri. Questa transizione non è solo un concetto astratto: è scritta nello spazio.
L'edificio si presenta come una figura rettangolare, semplice e leggibile. Al suo interno, l'atrio e la sfera del planetario costruiscono un secondo rettangolo, un cuore interno chiaramente riconoscibile. Il fronte verso la città è completamente vetrato: una facciata continua alta circa dieci metri si apre sui due fronti urbani, su via Aldo Moro — dove si colloca l'ingresso principale — e su via Guglielmo Marconi. La trasparenza consente ai passanti di intuire la presenza della sfera, di partecipare allo sguardo, di comprendere che l'architettura non si chiude in sé stessa, ma dialoga con la città.
Ma questo progetto non è fatto solo di apertura. Introduce consapevolmente il tema del percorso e della fatica. L'accesso avviene sulla sinistra, lungo un corpo a "L" che ospita la portineria, gli spazi amministrativi e i servizi. Per accedere alla sala di proiezione è necessario salire: non esistono scorciatoie. La salita è una scelta progettuale — una piccola fatica che diventa parte integrante dell'esperienza, un tempo necessario per abbandonare lo spazio ordinario e prepararsi a un cambiamento di scala. Giunti al primo piano, una passerella larga circa cinque metri conduce a una soglia precisa: una porta di 1,20 metri oltre la quale si entra in una dimensione in cui spazio e tempo vengono messi in discussione.
L'interno della sfera — raggio di circa quattro metri — accoglie il visitatore in modo totale. Qui la proiezione non è semplice visione, ma esperienza immersiva, capace di annullare i riferimenti consueti e di aprire nuove prospettive percettive. Il planetario diventa così anche un luogo di scoperta continua, in cui si evocano i quattro elementi della natura come livelli di lettura che accompagnano l'intero percorso: l'aria è suggerita dalla bucatura del solaio al di sopra della sfera; l'acqua è presente sotto la sfera, in una vasca profonda circa 1,8 metri che fa percepire la sfera come sospesa in levitazione; la terra si manifesta nel verde verticale del vano scala; il fuoco è collocato all'esterno, su via Marconi, richiamo diretto alla Fòcara di Sant'Antonio — legame tra architettura contemporanea e memoria collettiva.
La passerella che conduce alla sfera oltrepassa fisicamente il volume vetrato, con uno sbalzo di circa 1,80 metri, trasformandosi in un balcone sospeso sulla città. Dopo l'esperienza immersiva, il percorso non torna indietro: l'uscita avviene sul lato opposto, attraverso una seconda porta che introduce a una scala ampia e solenne. Una discesa lenta, che accompagna il visitatore fuori dalla dimensione cosmica e lo riporta gradualmente verso la hall. In questa sequenza — luce, fatica, soglia, affaccio, immersione, ritorno — il progetto dichiara la sua natura più profonda: non un edificio da attraversare distrattamente, ma un percorso di conoscenza che nasce dalla terra, dialoga con la città e si apre al cosmo.
Al primo piano, in fondo al percorso a "L", si colloca la sala conferenze da 98 posti, cuore della vocazione scientifica e divulgativa: sporge di circa 2 metri rispetto alla facciata continua, dando l'impressione di levitare nello spazio urbano. L'intervento si inserisce in un quadro più ampio di rigenerazione dell'intero quartiere est: palazzetto dello sport, scuola dell'infanzia Aldo Moro ristrutturata, campetto da calcio rinnovato, nuovo asilo nido e una pista ciclabile di circa 2 km che connette scuole, aree verdi e impianti sportivi. I lavori, completati il 28 aprile 2025 senza riserve né infortuni, sono stati eseguiti da ALP Consorzio Stabile – Edil Restauro S.r.l.
La Scuola dell'Infanzia "Aldo Moro" di Campi Salentina è uno di quegli edifici che raccontano il paradosso dell'edilizia scolastica pubblica italiana: costruita nei primi anni '80, aveva continuato a ospitare bambini nonostante una struttura portante in cemento armato gravemente compromessa — pilastri, travi e setti del piano seminterrato corrosi dalla carbonatazione, copriferri distaccati, armature a vista, infiltrazioni. Un edificio che chiedeva di essere curato con la stessa urgenza con cui si cura l'istruzione che ospita.
Il progetto — finanziato con Fondi Strutturali Europei PON 2014-2020, "Realizzazione di Interventi di Messa in Sicurezza e Riqualificazione degli Edifici Pubblici adibiti ad Uso Scolastico" — ha affrontato entrambe le dimensioni del problema in un unico intervento integrato. Ing. Francesco Torre ha curato il progetto strutturale (calcoli sismici, relazione specialistica, gennaio 2018); Arch. Angelo Torre ha progettato la riqualificazione architettonica ed energetica. Il risultato è un edificio di 725 mq che passa dalla classe energetica G alla classe A4-NZEB — Nearly Zero Energy Building, il massimo livello previsto dalla normativa europea.
Il pacchetto energetico è completo e coerente: cappotto in sughero naturale certificato (12 cm sulle pareti verticali, 14 cm in copertura) con ripristino del lastricato in pietra di Cursi — una scelta che unisce efficienza termica, sostenibilità ambientale e rispetto per i materiali del territorio salentino; sostituzione di tutti gli infissi con serramenti in PVC a taglio termico e vetrocamera basso emissivo; schermature solari con tapparelle orientabili e brise-soleil motorizzati; sostituzione della caldaia a gas con pompa di calore aria/acqua da 38,10 kW (COP 4,70) e pavimento radiante a bassa temperatura; corpi illuminanti LED dimmerabili con risparmio del 50% sui consumi illuminotecnici.
L'automazione dell'intero edificio è affidata a un sistema KNX livello BACS classe A — il livello più elevato della classificazione europea per i sistemi di Building Automation — per il controllo centralizzato e integrato di illuminazione, schermature, riscaldamento e diagnostica in tempo reale. La produzione energetica da fonti rinnovabili è garantita da un impianto fotovoltaico da 18,85 kW (65 moduli, produzione annua stimata ~23.500 kWh) in autoconsumo totale, integrato da scaldacqua a pompa di calore classe A+ e sistema di monitoraggio energetico continuo. Un edificio scolastico che produce energia quanto ne consuma.
I lavori sono stati ultimati il 16 dicembre 2023; il Certificato di Regolare Esecuzione è stato emesso il 20 dicembre 2023.
Il Liceo Scientifico "C. De Giorgi" — con sede in viale De Pietro 14, Lecce — è uno degli istituti scolastici superiori più storici della provincia, intitolato a Cesare De Giorgi, naturalista e geografo salentino dell'Ottocento. L'edificio che lo ospita presentava vulnerabilità strutturali che richiedevano un intervento di rafforzamento e consolidamento delle strutture portanti, progettato con rilievo diagnostico approfondito dell'esistente e verifica delle condizioni di sicurezza sismica secondo le NTC vigenti.
Il progetto strutturale — condotto dall'Ing. Francesco Torre STG come capogruppo, con la collaborazione dell'Arch. Angelo Torre STG, dell'Arch. Sergio Pasquinelli e dell'Ing. Paolo Perrino — ha previsto gli interventi di rafforzamento necessari a migliorare il comportamento sismico dell'edificio scolastico, garantendo la continuità del servizio e la sicurezza degli utenti. La direzione lavori è stata affidata allo stesso studio. L'impresa esecutrice è ELEDIL S.r.l.s. di Sant'Antimo (NA), qualificata per le categorie OG1 e OG11. I lavori si sono svolti tra il 2020 e il 2021 con regolare avanzamento documentato da verbali di cantiere e rapporti di attività.
La Sala Don Pietro Serio si trova nel Palazzo Municipale di Campi Salentina, nel cuore del centro storico — edificio sottoposto alle disposizioni di tutela del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004, artt. 10 e 12). La sala, costituita da un unico ambiente voltato a botte con archi laterali inquadranti estese porzioni di paramento in conci di carparo a vista, presentava una vistosa deformazione della volta, causata dall'esistenza, negli ambienti corrispondenti al piano primo, di una piastra in cemento armato sottopavimentale che aveva progressivamente alterato l'equilibrio della struttura muraria storica.
Il progetto esecutivo — redatto dall'Arch. Riccardo Taurino (RUP e Capo Settore Tecnico del Comune) e autorizzato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto (prot. 0021446 del 16/11/2017, firmato dall'Arch. Maria Piccarreta) ai sensi dell'art. 21 del D.Lgs. 42/2004 — ha previsto sette interventi coordinati: (a) smontaggio accurato con numerazione dei conci della prima porzione della volta (3,75 m dall'ingresso) e ricostruzione con tufo di carparo, con recupero degli elementi originali dove possibile; (b) realizzazione di un setto in tufo di carparo con apertura ad arco per l'accesso alla sala, su trave di fondazione in cemento armato; (c) due controarchi in carparo ad interasse di circa 2,80 m su fondazioni in c.a.; (d) solidarizzazione della volta con la piastra sovrastante mediante perforazioni armate con barre filettate in acciaio inox e resina epossidica; (e) consolidamento delle murature a sacco mediante perforazioni e iniezione di boiacca di calce pozzolanica; (f) cerchiatura degli archi laterali con profili di acciaio calandrati; (g) inserimento di catene in acciaio ad un terzo della freccia della volta in corrispondenza di ogni piedritto libero tra archi consecutivi.
La Soprintendenza ha prescritto che lo smontaggio della volta non si configurasse come demolizione ma come «accurato smontaggio dei conci, opportunamente numerati preliminarmente al fine della ricollocazione in opera». Tutti i materiali di consolidamento sono stati eseguiti con impasti a base di calce, senza leganti cementizi. Il monitoraggio archeologico preventivo ha accompagnato le operazioni di scavo.
Opere di completamento e miglioramenti tecnici. Nell'ambito dell'offerta tecnica migliorativa, Leo Costruzioni ha realizzato una serie di interventi aggiuntivi che hanno significativamente elevato la qualità finale della sala. All'ingresso da Piazza Libertà è stata realizzata un'area filtro con porta scorrevole automatica a doppia anta in vetro temperato stratificato 55.4 molato a filo lucido — soluzione scelta per preservare l'eleganza storica dell'ambiente riducendo al minimo i telai metallici, con sopraluce fisso centinato ancorato tramite pinze. Le travi di rinforzo strutturale in corrispondenza del primo arco sono state realizzate in acciaio corten a vista, in sostituzione della scossalina pressopiegata prevista da progetto, ottenendo un effetto materico più coerente con i caratteri della sala. Il portone in legno esistente all'ingresso — con ante apribili, sopraluce centinato e ferramenta in ferro battuto — è stato restaurato con un intervento in undici fasi: trattamento biocida e insetticida, consolidamento con resine acriliche (Paraloid B72), risanamento delle fessure, revisione delle opere morte e della grata metallica, finitura con smalto opaco previo parere della Soprintendenza. Il pavimento in pietra calcarea dura — di pregio storico e estetico — è stato oggetto di pulitura profonda con monospazzola, revisione e rifacimento delle fughe con malta di cocciopesto colorata con terre naturali, e trattamento finale con impregnante HYBRID Copernico (idrorepellente ibrido organico-inorganico nanostrutturato, sviluppato su brevetto dell'Università del Salento), che non altera la cromia della pietra e ne garantisce protezione duratura. I paramenti esterni dei locali di servizio sono stati rivestiti con rasato ai silossani per garantire elevata idrorepellenza e traspirabilità. Gli impianti di riscaldamento e raffrescamento sono stati realizzati con unità ventilconvettori Galletti e sistema Ferroli. È stata inoltre installata la rete in fibra ottica per i servizi di connettività della sala. Completano l'allestimento i cinque pannelli "Quinta" — elementi scenografici a parete che definiscono il fondale della sala convegni e ne qualificano l'uso per eventi e cerimonie civili.
I lavori, affidati a Leo Costruzioni S.p.A. (Milano) con punteggio di aggiudicazione 94,38/100 e consegna cantiere il 30 luglio 2018, sono stati ultimati il 5 gennaio 2019. Direzione lavori e CSE: Ing. Francesco Torre STG.
La scuola materna di San Cesario porta il nome di Nicholas Green, il bambino americano nato nel 1987 — lo stesso anno in cui fu costruito l'edificio — che nel 1994, durante una vacanza in Italia con la sua famiglia, fu vittima di una rapina in Calabria. I suoi genitori, Reg e Maggie Green, decisero di donare i suoi organi a sette bambini italiani. Il gesto — che la stampa internazionale battezzò Nicholas Effect — scosse profondamente la coscienza pubblica italiana e impresse una svolta storica alla cultura della donazione degli organi nel nostro Paese. Intervenire su questo edificio significa prendersi cura di un luogo che la comunità ha scelto di dedicare a un gesto di generosità straordinaria.
La diagnosi energetica ante operam ha rivelato una situazione critica: l'edificio del 1987 — 673,74 mq di superficie utile, volume riscaldato 3.022,71 m³, zona climatica C — era classificato in classe F, con un indice di prestazione energetica non rinnovabile di 268,94 kWh/m²·anno ed emissioni di CO₂ pari a 52,62 kg/m²·anno. I consumi annui ammontavano a 21.856 kWh di energia elettrica e 13.965 Sm³ di gas metano. La caldaia standard (2015, 95,20 kW) lavorava con efficienza stagionale appena dello 0,59; il boiler per l'acqua calda sanitaria era del 1987 con efficienza 0,29; l'illuminazione era affidata a lampade miste ad alto consumo.
L'intervento — finanziato nell'ambito del POR-FERS 2014/20, Asse Prioritario IV "Energia Sostenibile e Qualità della Vita", Obiettivo Specifico RA4.1 — ha affrontato l'edificio in modo integrato: cappotto termico esterno e isolamento della copertura per ridurre il fabbisogno termico invernale ed estivo; sostituzione degli infissi con serramenti ad alte prestazioni; sostituzione dell'illuminazione con tecnologia LED; installazione di un impianto domotico per la gestione intelligente dei consumi. La progettazione di tutti gli interventi è stata condotta da Ing. Francesco Torre (Studio Torre Group), che ha curato anche la diagnosi energetica, le certificazioni APE ante e post operam e la valutazione ITACA.
Il progetto ha conseguito la Certificazione di Sostenibilità Ambientale — Protocollo ITACA Puglia 2017 Non Residenziale, con punteggio globale 2,10. I risultati più significativi: qualità del sito 4,44 (eccellente per accessibilità e dotazioni), materiali locali e da fonti rinnovabili 5,00/5,00 (massimo), prestazioni dell'involucro per il raffrescamento estivo 3,66, qualità ambientale indoor 1,75, qualità del servizio 3,50. La certificazione è stata sottoscritta da Ing. Francesco Torre in qualità di tecnico abilitato il 28/09/2017.
La Piazzetta Raffaele Maddalo si trova nel tessuto più antico di Campi Salentina, a ridosso di Piazza Unità d'Italia, in un contesto di straordinario valore storico: la casa natale di Maddalo, i prospetti di Palazzo Bari e Palazzo Calabrese, la Chiesa di San Giuseppe, la Biblioteca Comunale, l'ex Convento. Via Maddalo connette la piazzetta con la Collegiata di S. Maria delle Grazie, la Chiesa di S. Oronzo e il Palazzo Marchesale.
Raffaele Bottari Maddalo (Campi Salentina, 1848 – Trani, 1904) fu magistrato di altissimo profilo morale. Laureato in Giurisprudenza alla Regia Università di Napoli, percorse tutti i gradi della carriera giudiziaria fino al ruolo di Primo Consigliere alla Corte d'Appello di Trani. Trasferito d'autorità per un errore di persona, si presentò dal Ministro Zanardelli e dichiarò: "Se ai miei Superiori è lecito per un semplice sospetto, dimostrato ingiusto dalla mia condotta, oltraggiare così la toga del magistrato, io straccio la mia qui innanzi a Vostra Eccellenza." Alla sua morte, per unanime consenso popolare, fu apposta targa marmorea sulla casa natale e la via limitrofa fu denominata a suo nome.
Elemento centrale del progetto è la stele in acciaio corten ossidato naturale: pannello verticale rastremato verso il basso, con ritratto del magistrato inciso in altorilievo, bilancia della giustizia e la citazione della sua celebre dichiarazione. Un faretto a incasso a terra con uplighting frontale la illumina di sera, nel dialogo con i toni caldi della pietra leccese e degli intonaci storici. L'arredo urbano è completato da panchine in legno e corten lungo il filare alberato.
Ante operam la piazzetta presentava asfalto degradato, battuti di cemento e dissesti causati dall'apparato radicale di quattro pini. Il progetto ha restituito nuova pavimentazione in chianche di pietra di Soleto, predisposto cavidotti per le reti tecnologiche, installato proiettori a terra sulle alberature e garantito piena accessibilità per persone con disabilità.
La Piazzetta Fontana di Don Pippi — corrispondente al Largo via Luca Rosati all'incrocio con via A. Di Savoia, nel cuore del centro storico di Campi Salentina — è uno degli spazi pubblici più significativi della memoria collettiva del paese. Il nome è stato ufficialmente attribuito con Delibera di Consiglio Comunale n° 128 del 2016, recependo una denominazione popolare già consolidata da decenni. La denominazione deriva dalla tradizione locale ed è legata alla presenza, nelle immediate vicinanze, dell'abitazione e del tabacchificio di un ex podestà di Campi Salentina, figura particolarmente conosciuta e ricordata dalla comunità.
La fontana custodisce una memoria storica di particolare valore: è tra le prime del paese ad essere state alimentate dall'Acquedotto Pugliese. L'arrivo dell'acqua corrente rappresentò un momento fondamentale per la popolazione, migliorando sensibilmente le condizioni di vita e trasformando le abitudini quotidiane degli abitanti. Attorno alla fontana si incontravano famiglie, si scambiavano notizie e si riempivano secchi e brocche per il fabbisogno domestico — uno spazio di incontro e condivisione che ha segnato la vita quotidiana di intere generazioni. Ancora oggi vive nel ricordo dei campioti la convinzione che l'acqua della Fontana di Don Pippi fosse la più fresca e gradevole del paese: un ricordo tramandato di generazione in generazione che conferisce a questo luogo un forte valore identitario e affettivo.
Il progetto nasce dal desiderio di restituire alla comunità questo luogo nella sua piena dignità. L'intervento prevede il restauro della storica fontana in ghisa dell'AQP — rimessa in funzione con revisione del cordone, nuova pavimentazione della vasca quadrangolare e il contatore retrostante integrato in una piccola quinta in pietra — e la realizzazione di una nuova pavimentazione pedonale in basoli bocciardati di pietra calcarea chiara salentina (Soleto, Galatina, Surbo o Taurisano), con elementi di circa 35×35 cm, spessore 6/7 cm, posati in diagonale, in sostituzione della precedente superficie in roccia affiorante e getto cementizio. I cordoni in pietra esistenti sono stati recuperati e ricollocati in opera; è stata realizzata una rampa per l'abbattimento delle barriere architettoniche, con predisposizione di cavidotti per le reti ENEL, Telecom e illuminazione pubblica e rete fognaria per le abitazioni prospicienti. Le due panchine della piazzetta sono state recuperate e restaurate.
Elemento centrale e simbolico del progetto è la scultura di una bambina — "Chiara" — nell'atto di chinarsi verso l'acqua della fontana. La figura non rappresenta soltanto un elemento artistico: evoca un'antica consuetudine che per generazioni ha scandito la vita quotidiana del paese e intende tramandare alle nuove generazioni la memoria di una storia semplice ma preziosa. Attraverso il gesto della piccola "Chiara", la piazzetta torna a essere luogo di incontro, memoria e appartenenza per l'intera comunità.
Ogni scuola è anche un atto di cura verso le generazioni future. Questo intervento — finanziato nell'ambito del PON FESR 2007–2013, Asse II "Qualità degli Ambienti Scolastici" — ha restituito alla Scuola Elementare di Piazza Giovanni XXIII spazi sicuri, efficienti e dignitosi, concentrandosi sui locali più frequentati e più trascurati: la palestra, la mensa-cucina, l'aula multimediale e i cinque blocchi bagno del piano terra.
Efficientamento energetico: riscaldamento completamente rifatto con pannelli radianti a pavimento — il sistema più confortevole per ambienti scolastici; illuminazione sostituita con tecnologia LED a basso consumo; impianto solare termico per l'acqua calda sanitaria a servizio delle docce e dei servizi igienici. Tre interventi che insieme trasformano in modo permanente il profilo energetico dell'edificio.
Sicurezza antincendio: nuovo impianto di rilevazione e segnalazione con illuminazione di emergenza dedicata; nuovo gruppo di pompaggio con centrale idrica antincendio realizzata ex novo; sostituzione degli infissi con vetri di sicurezza e porte tagliafuoco. Un presidio completo, conforme alle normative vigenti, che garantisce la protezione di bambini e personale.
Adeguamento igienico-sanitario: tutti e cinque i blocchi bagno completamente rifatti — nuovi impianti, nuovi rivestimenti, nuovi arredi — con adeguamento alle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro. Lavori consegnati il 23 dicembre 2014, ultimati il 2 luglio 2015. Stato finale accettato senza alcuna riserva.
Intervento di recupero e riconversione di un complesso rurale salentino di origine seicentesca, trasformato in struttura ricettiva di alto livello immersa nel paesaggio degli ulivi millenari della Puglia. Il progetto ha interessato il corpo padronale, le dependance, la torre storica e i volumi agricoli annessi, restituendo unità architettonica all'insieme nel pieno rispetto dei caratteri costruttivi della tradizione locale.
L'intervento comprende il restauro delle murature in pietra leccese, il rifacimento delle coperture a volta e a falde, la realizzazione di nuovi ambienti per la ricettività (camere, suite, aree comuni, ristorante) con dotazioni impiantistiche di livello contemporaneo perfettamente integrate nell'esistente. La sistemazione esterna con piscina, percorsi in pietra, giardini e uliveto è parte integrante del progetto paesaggistico complessivo.
Il complesso si configura come un resort esclusivo capace di coniugare l'autenticità dell'architettura rurale salentina con i comfort di una struttura a cinque stelle, inserito in un contesto paesaggistico di grande pregio tra Lecce e il mare Adriatico.
Le fotografie di rilievo documentano senza ambiguità lo stato ante-operam: un volume intonacato basso e anonimo — i vecchi servizi igienici pubblici, aggiunta autonoma rispetto alla struttura dell'ex-mercato — si appoggia direttamente alla parete della chiesa, occludendo completamente la vista verso l'interno del nucleo storico. Il campanile emerge sopra i tetti, ma l'arco storico che struttura l'accesso al tessuto medievale è del tutto invisibile dalla piazza. Non vi è traccia, guardando le fotografie, di ciò che si cela oltre quelle pareti. Il manufatto non era semplicemente degradato — era fuori luogo, e la sua sola presenza cancellava secoli di stratificazione urbana. La prima e più significativa decisione progettuale è la sua demolizione: un gesto di sottrazione che vale più di qualsiasi aggiunta, perché restituisce all'arco la prospettiva che merita, alla piazza la sua profondità visiva, al quartiere la memoria di uno spazio che esisteva prima di essere cancellato. I nuovi servizi igienici vengono invece collocati nei locali frontali della struttura esistente dell'ex-mercato — un riuso che non aggiunge volume alla piazza ma redistribuisce funzioni all'interno di ciò che c'era già.
I locali esistenti frontali dell'ex-mercato coperto — il corpo edilizio che si affaccia sulla piazza tra via Taranto e via San Giuseppe — vengono rifunzionalizzati per ricavare cinque servizi igienici pubblici (2 uomini, 2 donne, 1 disabili). L'intervento si muove all'interno dell'involucro esistente: nuove tramezzature in conci di tufo, rifacimento dei solai latero-cementizi, infissi in legno con taglio termico, tinteggiatura in tono avorio. Il fronte preesistente — già basso, già discreto — non viene alterato nella sua sagoma: resta sfondo, restituisce la scena all'arco. La nuova pavimentazione in pietra calcarea bocciardato delle cave di Soleto unifica il suolo della piazza in continuità con quella dell'accesso nord, accompagnando lo sguardo verso il varco ritrovato.
La composizione della piazza nasce da un problema geometrico preciso: via Taranto e via San Giuseppe non sono parallele — i loro assi convergono con una leggera rotazione che lascia in eredità al sito una forma irregolare, né ortogonale né libera. Il progetto risolve questa tensione con una figura neutra: un cerchio inscritto nella pavimentazione, capace di appartenere simultaneamente a entrambe le direzioni stradali. Il cerchio non è ornamento — è il dispositivo geometrico che media la rotazione degli assi e unifica lo spazio. Il suo centro coincide con il cancello del giardino di Casa Prato: un punto fisso, storicamente e architettonicamente preciso, che diventa il perno attorno a cui ruota l'intera composizione. Casa Prato — storica dimora del nucleo antico — porta con sé il proprio giardino triangolare, residuo prezioso che il progetto non cancella ma custodisce. In una delle porzioni dell'arco — quella che si affaccia sul giardino — il segno che giace a terra si solleva progressivamente fino a diventare una panchina in pietra di Trani: lo stesso gesto che traccia la figura circolare nel piano orizzontale assume spessore e quota nel piano verticale, lasciando nel suo seno il giardino triangolare. Il cerchio, in quella porzione, smette di essere pavimento e diventa recinto — e ciò che raccoglie dentro di sé non è uno spazio generico, ma la memoria verde di una casa antica.
Progettazione del Centro Fieristico Espositivo nella zona PIP di Via Lecce, concepito come infrastruttura di supporto alle attività produttive del Nord Salento e fulcro dell'intero comparto artigianale e industriale del territorio. Angelo Torre ha partecipato come co-progettista e co-direttore dei lavori nel raggruppamento di professionisti incaricato con delibera di G.C. n. 10 del 18/01/2005.
Il centro è organizzato attorno a una grande piazza coperta — richiamo alle antiche masserie fortificate e alle tipiche corti salentine — completamente chiusa verso la strada e aperta all'interno, con spazi espositivi laterali di elevata qualità architettonica. L'ingresso principale è marcato da un elemento cilindrico che reinterpreta in chiave contemporanea la tradizionale porta-torre. Le murature in elementi di cls sovrapposti con inserti cromatici alleggeriscono la grande volumetria compatta, mentre alcuni tagli sulle testate angolari aprono scorci sulla piazza interna.
La struttura, classificata come "locale per mostre ed esposizioni" ai fini antincendio, può accogliere fino a 1.000 persone su 4.000 mq di area espositiva interna, con reception, servizi agli espositori, ristoro e dotazioni impiantistiche complete. Il lotto complessivo di 14.000 mq comprende 5.500 mq di superficie edificata, 3.300 mq di parcheggi e 5.200 mq di sistemazione esterna a verde e piazza attrezzata.
Il lotto triangolare all'incrocio tra la statale e Via Buozzi non si risolve con un volume unico: si scompone in quattro blocchi lineari, ciascuno allineato al proprio fronte stradale. Gli snodi tra i blocchi sono le scale — figure geometriche autonome che assorbono la rotazione degli assi. La scala semicircolare presidia Via Lecce, quella a ventaglio Via Buozzi: entrambe avvolte in lamiera stirata, rete semitrasparente che lascia intravedere il movimento interno e filtra la luce salentina.
Il portico comune a due volumi è la cerniera centrale: unisce i blocchi, media l'angolo, distribuisce l'accesso alle residenze. Da Via Lecce l'edificio si presenta come una composizione orizzontale lunga e precisa — il piano commerciale arretra sotto il portico, i balconi aggettano su ogni livello con ringhiere a barre orizzontali che disegnano un ritmo fine e continuo sui prospetti. Da Via Buozzi il registro cambia: fronte più corto, più articolato, di scala più intima.
Piano seminterrato. Il livello interrato accoglie i box privati, i posti auto per i residenti e il parcheggio per i negozi — con accesso carrabile da Via Buozzi tramite rampa. Il garage si affaccia su un cortile interno che costituisce il cuore dell'organismo: al centro un lembo di giardino ospita alcuni cocos — le palme che portano il carattere mediterraneo nel fondo dell'edificio e, viste dall'alto, segnano verticalmente lo spazio tra i blocchi.
Piano terra — zona commerciale su Via Lecce. Il fronte di Via Lecce è interamente dedicato ai locali commerciali, che si aprono verso la strada con continuità attraverso il portico comune a due volumi. Il portico è la soglia urbana dell'intero edificio: coperto, ombreggiato, distribuisce sia i negozi che l'accesso alle scale residenziali. Sul fronte di Via Lecce un ballatoio corre lungo il livello del piano terra e serve gli studi professionali, il cui ingresso è così separato e autonomo rispetto agli accessi commerciali e residenziali.
Primo e secondo piano. Ai due piani residenziali si trovano due alloggi per piano, separati dal vano scala. Ciascun appartamento si distende su uno dei due bracci: l'unità sul braccio di Via Lecce — la più ampia, fino a 106 mq — si snoda ruotando in parallelo con il corpo di Via Buozzi, sviluppando una sequenza di soggiorno-pranzo, cucina, due o tre camere e bagni che sfrutta la profondità del lotto. L'unità sul braccio di Via Buozzi segue la stessa logica distributiva adattata al blocco più stretto. Le terrazze di pertinenza di ciascun appartamento si estendono tra 31 e 34 mq, aggettanti sui rispettivi fronti stradali. L'impianto è centralizzato a pompa di calore con ventilconvettori. In copertura i duplex aggiungono un secondo livello con scala interna privata e terrazzo da 60 mq aperto sul paesaggio salentino.
Intervento di restauro e risanamento igienico-sanitario di fabbricati rurali tradizionali in contrada Torre Nasparo, all'interno del Parco Naturale Regionale "Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase", su un lotto di circa 3,5 ettari che si estende dalla litoranea Otranto-Leuca fino alla costa demaniale.
Il progetto parte dal recupero formale e tipologico delle pajare preesistenti, ormai parzialmente o totalmente crollate, mantenendo volumi e proporzioni delle strutture originarie e reinterpretando in chiave contemporanea i caratteri tipici dell'architettura rurale salentina. Il territorio è caratterizzato da muretti a secco, tratturi e terrazzamenti coltivati a vite, olivi e alberi da frutto.
La tecnica costruttiva adottata è quella della tradizione locale: doppia muratura con intercapedine in pietrame, paramento esterno realizzato con le pietre originali recuperate in situ (o con pietre locali della stessa tipologia), e muratura interna in pietra squadrata per garantire salubrità e igiene. L'intervento mira alla valorizzazione delle testimonianze storiche della civiltà contadina e alla creazione di un sito fruibile orientato allo sviluppo turistico del territorio salentino.
La masseria è uno degli organismi architettonici più identitari del paesaggio pugliese: non un semplice edificio rurale, ma un sistema autonomo di produzione, abitazione e presidio del territorio. La Masseria Vergilli sorge lungo la Strada Provinciale Squinzano–Cerrate — l'asse che conduce all'Abbazia benedettina di Santa Maria di Cerrate, tra i monumenti romanici più importanti del Salento — e porta in sé secoli di stratificazione: fabbricati agricoli antecedenti al 1942, un frantoio oleario seminterrato, volte in calcarenite a squadro e a stella, solaio in putrelle d'acciaio, tetti a falda in legno e tegole. Un complesso di 907,79 mq inserito in un fondo di 11,5 ettari segnati da ulivi secolari e muretti a secco.
Il progetto di restauro e risanamento è nato da uno studio approfondito della tipologia della masseria salentina. L'approccio è stato rigorosamente filologico: conservazione e rifacimento delle coperture a volta in tufo, nuovi solai in latero-cemento e tetti in legno con lastricato in pietra di Cursi, tramezzature in conci di tufo, intonaci in bianco calce, pavimentazioni in pietra locale. Ogni nuovo intervento è stato progettato per essere riconoscibile ma integrato — senza imitazione né contrasto gratuito.
Il progetto si è esteso all'intero sistema del fondo: piscina con area solarium, cancello d'ingresso in ferro battuto, recinzione in muri a secco nella tradizione costruttiva locale, selciato della strada d'accesso e piantumazione di ulivi ed essenze mediterranee. Gli impianti — riscaldamento con pompa di calore e fan-coil, subirrigazione, gas GPL — sono stati integrati senza alterare i caratteri costruttivi originari. Il volume complessivo restaurato ammonta a 3.565,94 mc.
La qualità del restauro ha trovato ampio riconoscimento nella stampa specializzata: la Masseria Vergilli è stata pubblicata su Spazio Design, Case & Country, Traveller, Viaggi & Benessere e nelle principali guide dell'ospitalità di lusso — un riconoscimento che colloca questo intervento tra le operazioni di recupero del patrimonio rurale salentino di maggiore qualità della sua stagione.
Il progetto per i nuovi uffici giudiziari di Catania si articola in due blocchi disposti in direzione convergente a formare una piazza aperta verso il mare, in diretta relazione con il waterfront e il futuro assetto urbano previsto dall'interramento della rete ferroviaria. La composizione evoca solidità istituzionale e tensione verso principi di giustizia, coniugando iconicità architettonica e permeabilità visiva tra interno ed esterno.
L'edificio si sviluppa su 6 livelli fuori terra e 4 piani interrati a parcheggio (637 posti totali), per un volume urbanistico di 139.365 mc e una superficie lorda di 26.100 mq destinata al Tribunale. La copertura di uno dei due blocchi è un green roof di circa 1.068 mq, l'altro ospita un tetto tecnologico con impianto fotovoltaico integrato. La piazza esterna è attrezzata con verde, sedute e tavoli per la fruizione pubblica.
La proposta punta alla classe energetica A4-nZEB, con pompe di calore geotermiche ad acqua marina, ventilazione meccanica controllata con filtrazione H10, illuminazione LED dimmerabile e automazione impiantistica BACS classe A. La progettazione è sviluppata in BIM 3D con gestione integrata e clash detection in tempo reale, in conformità ai Criteri Ambientali Minimi (CAM).
Il progetto si confronta con un'area di 78,40 ha in forte declivio a Colleatterrato: il dislivello del terreno non è un ostacolo da correggere, ma l'elemento generatore dell'intera composizione architettonica.
L'organismo si articola in tre blocchi parallelepipedi gradonati lungo il pendio, collegati da due corpi trasversali orientati sull'asse Nord-Ovest/Sud-Est per massimizzare l'illuminazione naturale attraverso ampie vetrate curtain-wall. Ne risulta un'architettura dichiaratamente contemporanea concepita come nuovo riferimento identitario del territorio — un segno riconoscibile nel paesaggio del polo agro-alimentare teramano.
La distribuzione interna si sviluppa su nove livelli con interpiano di 4,00 m, per una superficie di 11.800 mq e una volumetria di 47.200 mc. Il criterio distributivo fondamentale è la separazione netta tra aree laboratoriali e di ricerca — raggruppate in un blocco funzionalmente autonomo con accesso dedicato — e le aree amministrative, didattiche e di servizio. Nella zona agricola cinque stabulari completano il complesso per ulteriori 25.000 mc.
Il sistema costruttivo adotta una maglia strutturale regolare in c.a. con solai predalles e involucri in cemento faccia a vista cromaticamente differenziati per funzione. Tutte le partizioni interne sono in tecnologia a secco, garantendo massima flessibilità distributiva nel tempo. Un sistema di building automation integrato assicura efficienza energetica e controllo computerizzato dell'intero comparto tecnologico.
Progettare
con memoria
e visione.
Non progettiamo spazi. Restituiamo luoghi. Studio Torre Group nasce nel 2009 a Campi Salentina dalla convinzione che ogni intervento architettonico sia prima di tutto un atto di cura: verso la comunità che lo abita, verso il paesaggio che lo accoglie, verso il tempo che lo attraverserà. In oltre quindici anni abbiamo tradotto questa convinzione in più di quattrocento commesse — scuole che tornano sicure, piazze che recuperano identità, patrimonio storico e industriale che ritrova funzione e dignità, opere pubbliche che cambiano in modo duraturo la vita dei luoghi che le ospitano — per un valore complessivo che supera i quaranta milioni di euro.
Alla guida dello studio, due figure che si completano con precisione.
Arch. Angelo Torre — formato all'Università degli Studi di Firenze, collaboratore di Natalini Architetti negli anni fondativi della propria formazione professionale, BIM Specialist certificato ICMQ — porta la capacità di ascoltare i luoghi e di tradurre quella lettura in architettura di qualità: dalla lettura del sito alla direzione dei lavori, dal coordinamento BIM alla regia complessiva del processo.
Ing. Francesco Torre, laureato al Politecnico di Bari, garantisce il rigore della disciplina ingegneristica in ogni fase: calcolo strutturale, impianti, sicurezza, certificazione energetica — con una pratica costruita su decenni di cantieri e una conoscenza profonda del patrimonio edilizio del territorio.
Architettura e ingegneria non come discipline separate, ma come unico processo integrato che nasce insieme fin dalla prima intuizione.
Quando la complessità del progetto lo richiede, lo studio allarga la propria visione collaborando con Natalini Architetti e con Guicciardini & Magni Architetti — due studi fiorentini che condividono una radice comune: la lezione di Adolfo Natalini (1941–2020), co-fondatore di Superstudio, tra le figure più radicali e influenti dell'architettura italiana del Novecento. La sua visione — capace di abitare al confine tra rigore geometrico, pensiero critico e libertà poetica — ha formato una generazione di progettisti che ancora oggi pratica con quella stessa rara misura. Fabrizio Natalini porta avanti questa eredità con coerenza e continuità; Piero Guicciardini e Marco Magni appartengono alla stessa cultura della cura: attenzione alla memoria dei luoghi, fedeltà alla materia, rifiuto dell'autoreferenzialità. Con entrambi il dialogo è continuo e la fiducia reciproca si è consolidata nel tempo — in un rapporto che arricchisce ogni progetto di una profondità che appartiene alla migliore tradizione del progetto italiano.
Ambiti
di attività.
Prevenzione incendi. La prevenzione incendi è un ambito in cui la competenza tecnica si intreccia strettamente con la conoscenza normativa: il Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 3 agosto 2015) e le regole tecniche verticali richiedono un'applicazione puntuale e aggiornata, spesso in combinazione con vincoli architettonici e storici che rendono ogni intervento un caso a sé. Lo studio, attraverso un professionista iscritto negli elenchi del Ministero dell'Interno, segue l'intero iter: dalla valutazione preliminare del rischio incendio alla progettazione delle misure di protezione attiva e passiva, dalla presentazione della SCIA antincendio al conseguimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI). L'esperienza maturata su edifici scolastici, strutture ricettive, edifici pubblici e patrimonio vincolato consente di trovare soluzioni tecnicamente conformi anche nei contesti più vincolati.
Il team.
Processo
digitale BIM.
Lo studio adotta la metodologia BIM come approccio strutturale alla gestione dell'intero ciclo di vita dell'opera. Il workflow è centrato su Autodesk Revit come piattaforma principale, integrata con usBIM per il coordinamento cloud e l'interoperabilità openBIM IFC.
Le attività di rilievo digitale — fotogrammetria da drone, acquisizione di nuvole di punti e restituzione di modelli tridimensionali — consentono una conoscenza accurata del costruito esistente, fondamento indispensabile per interventi di recupero e riqualificazione di qualità.
Contatti.
73012 Campi Salentina (LE)